MILANO - «Sono come un pompiere: quando suona la sirena corro là dove cè più bisogno daiuto». Silvia sta passando un «periodo un po' difficile» che dura da più di un anno senza che per ora si riesca ad intravedere una via duscita. Negli ultimi 15 mesi ha alternato le vesti di moglie-madre-figlia-casalinga a quelle di "assistente" di sua cognata Manuela che, appena raggiunto il traguardo della pensione, si è ritrovata dimprovviso a doversi operare per un carcinoma del colon. Si ritrova così a correre fra Milano, la Brianza e Pavia, da casa sua a quella del padre anziano a quella della cognata, dallospedale alle faccende domestiche, da scuola al supermercato. Come lei, stando solo alle statistiche oncologiche, un italiano su tre vede intrecciarsi le sue vicende quotidiane con una diagnosi di tumore che lo interessa in prima persona o che riguarda un parente stretto, un amico, un vicino di casa a cui serve sostegno. E il tumore diventa una "malattia di famiglia": i
caregivers (termine inglese per indicare chi offre le proprie cure a un malato) devono fare i conti con un dispendio di stress, soldi, preoccupazioni, tempo che si ripercuote nellimpegno lavorativo, compreso quello delle casalinghe, e sulla serenità familiare, che stenta a trovare un suo equilibrio.